Federico Magni
Webmarketing

Come Recuperare un Sito deindicizzato da Google

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Cosa faresti se domani mattina Google deindicizzasse il tuo blog e non ricevessi più traffico di natura organica da tutto il lavoro SEO svolto fin'ora?

Non bisogna spaventarsi, ma spesso accade che un sito venga rimosso dall’indice dei motori di ricerca provocando contestualmente vari effetti indesiderati per il webmaster.

Come scoprire se un blog è stato deindicizzato?

Il modo più rapido per sapere quali sono le pagine di un sito presenti su Google è l’utilizzo dell’operatore di ricerca site: nel modo seguente.

<img src=”site.png” alt=”operatore site: su Google” />

Come recuperare un sito deindicizzato da Google

Se inserendo nella ricerca di Google l’URL del tuo sito preceduto da site: vedessi la stessa schermata riportata sopra, c’è qualcosa che non va e bisogna indagare immediatamente.

Un altro metodo per controllare l’indice del tuo sito è tramite la Search Console in <i>Google index > Index Status</i> dove viene mostrato un grafico con il numero di pagine presenti nel database di Google nel corso del tempo.

<img src=”index-status.png” alt=”Index Status” />

Come recuperare un sito deindicizzato da Google

Come si nota dall’immagine, in questo caso c’è stato un forte drop conseguente ad una deindicizzazione totale del sito.

Come affrontare le situazioni di deindexing?

Inutile dirlo, ma perdere la calma non serve a nulla, perché di sicuro c’è una ragione che ha determinato la catastrofe e con pazienza dovrai cercare di capire quale sia.

Di seguito saranno analizzate le 3 cause più comuni con soluzioni passo passo per risolverle.

1. Controlla il file robots.txt

Può accadere che per sbaglio hai inserito nella root dello spazio web un file robots.txt che non consente l’accesso ai motori di ricerca.

Per risolvere questo problema basterà correggere il file lasciando liberi i crawler di indicizzare le pagine, ad esempio usando le istruzioni seguenti:

User-agent: *

Disallow:

Assicurati di salvare questo file di testo con un encoding corretto in UTF-8 senza BOM, perché può capitare che vengano inseriti spazi o caratteri incomprensibili che provocano una lettura non corretta da parte dei bot. Ricorda che da alcuni anni, Google si è evoluto ulteriormente riuscendo a indicizzare anche codice Javascript e CSS, per cui usare le classiche istruzioni di un tempo nel robots.txt che escludevano la cartella wp-admin, wp-content e wp-includes potrebbe provocare malfunzionamenti. Alcune risorse vengono richiamate proprio da questi percorsi e il rendering della pagina effettuato da Googlebot potrebbe essere errato. Basti pensare ai file multimediali che generalmente sono salvati in /wp-content/uploads/.

Se possiedi un sito WordPress potrebbe essere stato impostato per errore il meta robots con valore noindex nella sezione head di tutte le pagine. Per correggere l’impostazione errata basta andare nel pannello di amministrazione, poi in <i>Impostazioni > Lettura > Visibilità ai motori di ricerca</i> e da qui dovrai togliere la spunta alla voce <i>Scoraggia i motori di ricerca ad effettuare l'indicizzazione di questo sito</i>.

2. Il dominio è scaduto?

Sembra assurdo, ma succede spesso!

Molti webmaster hanno tanti siti da seguire e si scordano di rinnovare il pagamento annuale del dominio o il canone mensile del servizio di hosting. In questi casi hai ancora alcuni giorni per rimediare all’errore, rivolgendoti al tuo Registrar e chiedendo di rinnovare il dominio.

Se il dominio è scaduto da meno di 15 giorni, viene posto dal Nic (l'anagrafe dei domini Internet .it) nello stato Ok/AutorenewPeriod e potrai fortunatamente recuperarlo senza costi aggiuntivi. Se sono già trascorse due settimane, si applicherà lo stato Pending delete/Redemption period che ti consentirà comunque di recuperarlo entro altri 30 giorni attraverso la procedura di rinnovo.

Il caso più grave è quando siano già trascorsi 45 giorni dalla scadenza ufficiale, poiché il dominio verrà contrassegnato in Pending delete/Pending Delete e nel giro di 5 giorni verrà cancellato e reso nuovamente registrabile da chiunque. In questo breve lasso di tempo dovrai sperare che nessuno riesca ad anticiparti ed è proprio per questo che è consigliabile rivolgersi a un servizio di backorder, che in cambio di una quota di circa 30-60€ proverà ad effettuare la registrazione prima di tutti e qualora non riuscisse, ti rimborserà la cifra spesa.

3. Qualità dei contenuti

Può essere un concetto molto soggettivo, ma ogni articolo del tuo blog dovrebbe evitare di potere essere confuso con i classici contenuti di bassa qualità che vengono quotidianamente combattuti dagli algoritmi di Google.

Per fare qualche esempio pratico, vediamo immediatamente come non fare un articolo.

Innanzitutto non dovresti mai inserire oltre 10 links di affiliazione in una sola pagina, ma è buona norma ridurre il numero di url che puntano a siti affiliati e limitare lo spazio occupato dalla pubblicità nel sito. Copiare contenuti, pagine o paragrafi interi senza citarne la fonte oltre a poter configurare il reato di plagio è bandito dai motori di ricerca. Usa servizi come Copyscape per verificare se il tuo sito possiede contenuti duplicati e assicurati di rimuoverli immediatamente.

Avere tanti link rotti verso l’interno o l’esterno comporta una pessima esperienza di navigazione per il tuo pubblico. Gli errori 404 non sono mai una buona cosa e dovresti correggerli attraverso una scansione del sito con un plugin come Broken Link Checker per WordPress. Lasciare errori grammaticali oltre a farti passare per un amatore, denota scarsa cura nella redazione contenutistica. Usa un correttore automatico per evitare refusi o errori di battitura. Ottenere decine di backlinks da siti di bassa qualità con contenuti duplicati. Evita di essere presente su siti stranieri russi, cinesi o di altre lingue che non hanno nulla a che fare con l’argomento che tratti.

Senza cadere nella paranoia, se gli articoli del tuo blog tendenzialmente contengono solo una di queste caratteristiche potrebbero sollevare l’attenzione degli algoritmi di Google e nei casi più gravi comportare una deindicizzazione.

La soluzione è semplice: non esagerare con l’ottimizzazione e cerca di scrivere in modo naturale rispettando le norme del buon senso.

Cosa fare se il tuo blog è già stato deindicizzato?

Se è troppo tardi, non tutto è perduto!

Dovrai modificare le pagine che contengono queste problematiche per renderle conformi al regolamento di Google e nel prossimo crawl il tuo sito potrebbe essere riconsiderato, ritornando ad avere i posizionamenti che aveva prima della penalizzazione.

Controlla se Google ti ha inviato una notifica

Se avevi già iscritto il tuo sito alla Search Console o Google Webmasters Tool, nella sezione <i>Search Traffic > Manual Actions</i> potresti vedere un messaggio con le motivazioni che hanno portato alla penalizzazione.

<img src=”manual-action.png” alt=”manual action” />

Questi messaggi sono frutto di un intervento manuale da parte di un membro del team di Google che si è imbattuto nel tuo sito e ha trovato qualcosa di profondamente problematico, tanto da decidere di deindicizzarlo.

Dopo avere seguito le linee guida riportate nella notifica, potrai rispondere direttamente nella pagina richiedendo una riconsiderazione del tuo blog spiegando quali azioni hai posto in essere per risultare conforme alla policy di Google.

Nel giro di due settimane, se tutto va bene, potresti ricevere una e-mail di approvazione e il tuo sito tornerà visibile nei risultati di ricerca tornando a ricevere visitatori interessati ai tuoi articoli.

Conclusioni

Come abbiamo visto in questa guida, esistono varie ragioni che provocano la deindicizzazione di un sito da parte di Google, ma l’importante è mantenere il sangue freddo e con calma sondare ogni possibile causa per porvi rimedio!

Federico Magni

Digital Marketer e SEO Specialist con una passione per l'affiliate marketing. Ho sempre amato la SEO fin dagli inizi ed è ancora oggi il mio cavallo di battaglia in tutte le attività online con cui lavoro ogni giorno.

http://www.federicomagni.it/

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