Knowledge Graph: Google è diventato un Motore di Risposta

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Sai qual è il segreto per essere primi su Google? Capire e anticipare le sue mosse, analizzando a fondo l’esperienza di ricerca in tutte le sue sfumature. D’altronde è impossibile raggiungere la vetta senza aver nemmeno visto la montagna! Ecco perché abbiamo scelto di approfondire il tema dello Knowledge Graph di Google.


Si tratta di una rivoluzione SEO cominciata nel lontano 16 Maggio 2012 con lo scopo di migliorare la comprensione dell’intento di ricerca e restituire agli utenti risultati più precisi e puntuali attraverso la semantica e l’AI. Un cambiamento epocale che sancisce appunto l’evoluzione di Google da motore di ricerca a motore di risposta.

Che cos’è il Knowledge Graph di Google

Sempre più spesso interrogando Google troviamo le risposte all’interno della pagina dei risultati di ricerca risparmiandoci così la fatica della navigazione per reperire la stessa informazione. Facciamo subito un esempio chiarificatore. Cosa succede quando cerchi l’età di una celebrità? Google ti risponde restituendo quell’informazione precisa, un numero. 

Usando Google Chrome otteniamo addirittura la risposta in tempo reale mentre digitiamo la query nella barra degli indirizzi. La ragione per cui avviene tutto questo va ricercata proprio nel tema di questo articolo. 

Il Knowledge Graph è una sorta di gigante enciclopedia virtuale di fatti che Google utilizza per restituire delle risposte alle ricerche degli utenti. Possiamo immaginarlo come un mega database che ad oggi racchiude 500 miliardi di fatti riguardanti circa 5 miliardi di entità, a detta di Danny Sullivan

Knowledge Panel: il Grafo della Conoscenza sbarca in SERP

Come abbiamo visto, sempre più spesso Google mostra informazioni su persone, posti e cose attraverso dei riquadri speciali chiamati Knowledge Panel dal colosso di Mountain View. Secondo l’azienda californiana questi box servono agli utenti per conoscere e approfondire in modo rapido un determinato concetto. Per le ricerche da desktop vengono mostrati in genere sulla sezione destra dei risultati, come riportato nell’immagine sottostante.

All’inizio il grafo veniva mostrato solo per le ricerche da desktop in quanto le dimensioni dei box non erano compatibili con il mobile. Per fortuna il problema è stato aggirato modificando il layout del knowledge panel. Prova a ripetere la stessa ricerca precedente usando questa volta lo smartphone. Come puoi vedere, adesso da mobile vengono riportate le stesse nozioni che stavolta però vengono visualizzate all’interno delle tab scorrevoli.

Come funziona il Knowledge Graph di Google

I knowledge panel, ovvero la raffigurazione del grafo della conoscenza in SERP, vengono creati in modo automatico da Google. Ogni volta il motore di ricerca pesca quelle informazioni che ritiene più popolari e impertinenti.  Anche se ciascuna entità viene rappresentata a modo suo, ci sono alcuni elementi che ricorrono con sistematicità:

  • titolo e breve riassunto dell’argomento
  • immagine della persona, posto o cosa
  • una descrizione lunga dell’argomento
  • fatti salienti, come la data di nascita o l’indirizzo di un luogo
  • link ai profili social e al sito web

Con il passare del tempo, i grafi si si sono evoluti arrivando ad incorporare informazioni e funzionalità sempre più accattivanti. Ad esempio oggi possiamo trovare sulle nostre SERP la posizione in classifica della nostra squadra del cuore, i prossimi episodi della nostra serie tv preferita e anche le ultime uscite delle band che amiamo. 

Come essere inclusi nello Knowledge Graph di Google

Venire inclusi nel Knowledge Graph non è affatto semplice, soprattutto per le aziende, inoltre non esistono linee guida ufficiali in merito. Tuttavia esistono delle strategie e delle attività di ottimizzazione in grado di aumentare le probabilità di incorporamento come:

L’ultimo punto ti sembrerà piuttosto scoraggiante ma, come vedremo più avanti, sta diventando un requisito sempre meno stringente. Wikipedia a parte, gran parte di queste attività non saranno di certo una sorpresa per chi fa SEO, ottimizzare contenuti d’altronde è il pane quotidiano. Ci sembrava brutto liquidare il tutto con il consueto “Content is king” perciò proviamo ad entrare nel vivo con le strategie SEO da implementare.

Strategie SEO da adottare per entrare nel grafo

Scrivi per gli utenti  mostrandoti esperto ed autorevole ma ricordati di strutturare i contenuti in modo tale che siano reperibili con facilità da Googlebot. Ad esempio cura la keyword research in modo maniacale ottimizzando di conseguenza url, title, headings, meta description e via dicendo. 

Per ultimo (ma non meno importante) cerca di essere conciso, usa periodi brevi, elenchi puntati ed evita le ridondanze. Google ama i contenuti lunghi solo quando questi sono ricchi di informazioni. In pratica, il nostro consiglio è quello di scrivere come se dovessi puntare al risultato zero

Come suggerire modifiche al Knowledge Graph

Google può commettere qualche errore, ogni tanto. Sebbene le schede informative vengano create in modo automatico è sempre possibile richiedere delle modifiche e correzioni utilizzando il pulsante feedback. Ecco come fare:

  • entra su Google facendo login dal tuo account
  • trova la scheda informativa che vuoi modificare
  • clicca su feedback
  • scegli la sezione che vuoi modificare
  • spiega la ragione della modifica indicando se il contenuto è: incorretto, obsoleto, incompleto o controverso
  • scrivi un commento ragionato e un’eventuale proposta per il cambiamento (in questo caso sarebbe utile allegare dei link)
  • clicca su invia

L’ennesima riprova che intelligenza artificiale farà anche miracoli ma gli algoritmi hanno, sempre e comunque, bisogno dell’aiuto umano per poter tirare fuori il loro meglio e restituire così le risposte corrette. La regola d’oro del machine learning è servita.

Il futuro della ricerca e le (nuove) opportunità per le aziende

L’arrivo del grafo della conoscenza ha cambiato inesorabilmente il modo con cui usiamo Google. Lato utente, l’esperienza di ricerca diventa sempre più ricca, precisa e rapida. Troviamo sempre più risposte rimanendo dentro Google. Lato aziende e webmaster, è tutt’oro quello che luccica?

Non proprio, anzi per qualcuno è stata una vera tragedia. Parliamo soprattutto dei siti di affiliazioni e quelli di editoria che hanno subito crolli di traffico per il fenomeno delle ricerche a zero clic. Sul tema esiste un approfondito studio di Rand Fishkin dove vengono sbandierati numeri molto interessanti (o inquietanti, a seconda della prospettiva).

Quasi metà delle ricerche quotidiane su Google non più ottengono clic organici. Che significa? In molti casi la richiesta dell’utente viene soddisfatta all’interno del motore di ricerca, con buona pace per i proprietari dei siti dove vengono pescate queste informazioni. No, non ti stiamo dicendo che la SEO è morta, piuttosto è cambiato il modo di farla.

Ti sveliamo un segreto. Vuoi vedere come sarà il Google di domani? Puoi farti un giro nella versione americana del motore di ricerca e osservare come cambiano i risultati, cosa viene presentato in SERP. Abbiamo scoperto che molte illustri agenzie SEO e illustri colleghi SEO americani vengono già riconosciuti come entità e inseriti nel grafo della conoscenza. Vediamo cosa appare cercando “best SEO companiessu Google USA.

Ecco questo è il futuro, e non è nemmeno così lontano. Non sappiamo quando accadrà ma vedremo la stessa cosa in Italia. Non sappiamo voi cosa avete in programma ma noi stiamo già lavorando per ottenere il nostro Knowledge Panel per la query “Migliori Agenzie SEO”. Ti abbiamo incuriosito? Ottimo, mettiamoci in contatto e ci penseremo noi a massimizzare il tuo traffico organico occupando tutti gli spazi disponibili in SERP.

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Denis Vesprini
Un laureato in Economia focalizzato sul Web Marketing. La mia passione per Internet risale ai tempi in cui i modem cantavano in 56k. Nel 2015 ho fondato un’etichetta che stampa musica elettronica su vinile: Dancing Like Quagmire.
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