Link building e SEO: come destreggiarsi nel mondo dei domini in scadenza

Nel precedente post del nostro blog dedicato al mondo dei domini in scadenza, abbiamo accennato alla possibilità di sfruttare l’ultimo per periodo del ciclo di vita di un dominio per entrarne in possesso e sfruttarlo a proprio piacimento per migliorare l’ottimizzazione di un sito web o per sfruttare il suo avviamento per costruirci una nuova attività o rivenderlo.

Per farlo è fondamentale riuscire a scegliere il dominio di un sito di buona qualità e magari che corrisponda a determinate caratteristiche a seconda delle proprie esigenze.

Come acquistare un dominio in scadenza?

Di seguito un elenco delle piattaforme dove è possibile preordinarli e acquistarli. Esaminiamone qualcuno, cercando di capire cosa offrono e i pregi e i difetti di ciascuno.

Nidoma (https://nidoma.com/it): nato nel 2011, ha da subito conquistato il pubblico della rete garantendo credibilità, trasparenza e tassi di riuscita molto buoni. Su questo sito è possibile prenotare un numero illimitato di domini entro le ore 24 del giorno precedente all’entrata del dominio nel suo periodo di “Pending Delete”. A quel punto il sistema verifica quanti utenti hanno richiesto uno stesso dominio e inizia i tentativi di registrazione. Se c’è un unico richiedente lo riceverà al costo della prenotazione base (29 euro), altrimenti inizia subito un’asta che si concluderà entro 48 ore, e sempre alle ore 18. Il credito può essere caricato in anticipo tramite bonifico internazionale o PayPal, oppure dopo aver acquisito un dominio: in quel caso, l’account resterà bloccato fino all’avvenuta ricezione del pagamento, e non sarà possibile effettuare altre offerte. Se si intende quindi operare su diversi domini contemporaneamente conviene caricare un po’ di credito in anticipo per evitare di restare in standby. Il sito offre inoltre un’accurata newsletter quotidiana con i migliori domini in rilascio nel giorno successivo.

Godaddy (https://www.godaddy.com): è uno dei siti più grandi che offre anche la possibilità di registrarli. Su Godaddy è possibile partecipare alle aste cercando e filtrando tra una serie di domini. Ci sono varie opzioni. Il Buy Now (Compralo subito) consente ad esempio di acquisirne il diritto all’acquisto pagando il prezzo fissato dal venditore. Altra possibilità è la Offerta/Controfferta in cui il prezzo non è specificato e si può entrare in competizione con altri compratori. Poi ci sono le aste pubbliche in cui vince chi paga di più. Il pannello di Godaddy è molto facile da utilizzare, è possibile impostare molti filtri e ordinare in base alla data di scadenza. In generale dopo che l’offerta è ritenuta vincente passano una decina di giorni durante i quali viene fatto il trasferimento. Il servizio di backorder permette di acquistare un dominio in anticipo al costo di circa 18 dollari, e nel caso non riesca ad ottenere il dominio, può essere riutilizzato in futuro per un altro dominio. Fornisce inoltre un alert ogniqualvolta il dominio che si tiene sott’occhio subisce una variazione dei propri dati, quindi anche se entra nel ciclo di cancellazione. Sedo (https://sedo.com): un altro marketplace molto interessante è dato dalla community di Sedo che mette a disposizione per i suoi utenti. Tutti possono acquistare e vendere i propri domini, partecipare alle aste e fare prenotazioni. Ci sono anche in questo caso nomi e siti completi che si possono acquistare.

SnapNames (https://www.snapnames.com): è uno dei servizi migliori con cui hai la possibilità di fare il backorder dei domini. Il costo è di circa 69 dollari per ogni backorder (prenotazione) che poi vengono restituiti se si ha successo. Poiché ci sono molte aziende che fanno questo di mestiere ed impostano anche molti proxy automatici è molto difficile aggiudicarsi dei domini. Nel momento in cui ci sono molte prenotazioni parte l’asta tra chi è interessato per aggiudicarsi il dominio. Offre una mail giornaliera con i domini che rispondo agli interessi di ricerca precedenti (che contengono ad esempio determinate keywords).

Pool (http://www.pool.com): molto valido anch’esso, funziona in maniera simile a SnapNames ed il costo di base è 60 dollari, se non si va all’asta fra più utenti.

Namejet (http://www.namejet.com): il modello di offerta costringe ad esprimere da subito il prezzo massimo che si è disposti a pagare per il dominio, che verrà pagato quella cifra anche se non vi sono altri interessati, il che lo rende meno conveniente degli altri servizi.

Solodom (https://www.solodom.ch): grafica poco accattivante, nessuna newsletter, ma ottime percentuali di riuscita. Il deposito da effettuare al momento della registrazione, tramite carta di credito o bonifico è di almeno 300 euro, la cifra massima che si può offrire nelle aste. Il dominio si può prenotare fino a due ore prima del suo ingresso in “Pendind Delete”, se c’è un unico richiedente il prezzo base a cui averlo è di 48 euro + Iva, se invece, come quasi sempre accade, ci sono più richiedenti per lo stesso dominio, parte immediatamente l’asta. Visto il suo alto tasso di successo, il servizio attira i domainer più affamati, e capita molto spesso che le aste raggiungano cifre importanti: questo è il prezzo da pagare per assicurarsi i migliori domini italiani in scadenza.

Puntuale (http://www.puntuale.it): prezzi popolari (solo 12,10 euro), meccanismo di aggiudicamento semplice e trasparente: il primo che prenota un dominio ne diventa proprietario (se il sito ovviamente riesce a vincere la gare tra i servizi di backorder). Il lato negativo di Puntuale.it è che offrendo prezzi popolari e non potendo beneficiare degli introiti derivanti dalle aste, che negli altri siti si concludono non di rado con cifre a diversi zeri, le risorse a disposizione del backorder sono limitate, e la competizione è spesso impari. Di questo risentono anche le percentuali di successo, che sono notevolmente più basse degli altri servizi.

Nidoma è una piattaforma di backorder per domini scaduti

Come capire la qualità SEO di un dominio in scadenza?

Qui potrebbe sorgere un’altra domanda: come conoscere il valore o la bontà di un dominio in scadenza? Considerando ad esempio quali siano appetibili dal punto di vista SEO perché portatori ad esempio di traffico, indicizzazione e buoni backlinks?

Non esiste un modo certo per stabilire quanto ‘vale’ un dominio, tutto dipende da un mix tra strumenti a disposizione, intenzioni, intuito e capacità di programmazione che si riesce ad avere.

Considerando il contesto SEO il valore di un dominio può essere valutato in base ai seguenti parametri:

  • Anzianità del dominio: più il dominio è vecchio più il suo valore aumenta
  • Page Rank di Google: questo valore sta perdendo di importanza nel tempo, ed oltrettutto può essere manipolato. Tuttavia è in prima battuta un indicatore dell’authority del dominio. Più è alto il numero, più il valore è alto
  • Numero di backlinks attivi e validi: questo valore è il più difficile da controllare tuttavia da un punto di vista SEO può rappresentare il vero asset di un dominio in scadenza. Quanti backlink ha il dominio e quanti di questi sono validi e di qualità? Rispondere a queste domande può riverlarsi molto utile e permette di fare ottimi affari. Per controllare il numero e la qualità dei backlinks consigliamo strumenti come Ahrefs, SEMRush, SeoProfiler.
  • Contenuti trattati dal dominio in passato. Anche questo è un fattore fondamentale. Per cercare di capire qualli erano gli argomenti e gli asset di questo dominio in termini di contenuti la soluzione migliore è la Wayback Machine (https://archive.org/web) un sito che consente di vedere un sito ‘indietro nel tempo’ e valutare quindi il livello dei contenuti, oppure si potrebbe affiancare questo lavoro ad un controllo di alcuni siti nati apposta per consentire di fare questo tipo di controllo e valutazione.

Esistono siti che consentono di avere a colpo d’occhio una serie di dati sui domini scaduti o in scadenza.

Expired Domains (https://www.expireddomains.net): registrazione gratuita, grafica semplice ed intuitiva, possibilità di filtrare i risultati (es. per parola chiave) con numerose opzioni (pagerank, inserimento nelle directory, backlink, anzianità, ecc.).

Domcop (https://www.domcop.com): stesso funzionamento e opzioni del precedente sito, grafica più accattivante. Prezzo base: 24 dollari.

FreshDrop (http://www.freshdrop.com): si possono vedere tutti i domini scaduti o in cancellazione, scegliendo eventualmente anche la tipologia di stringa, di lingua, di contenuti o di posizione geografica a cui siamo interessati. Si può anche fare una ricerca libera fra i domini che risultano pronti a ricevere una seconda vita commerciale o selezionare le estensioni alle quali siamo interessati o eventuali parametri legati alle caratteristiche di base, alla SEO, al traffico o alla rivendibilità del dominio di cui siamo a caccia. La consultazione del servizio è libera, ma per utilizzare i vari servizi occorre sottoscrivere un abbonamento di 19.95 dollari al mese.

Quanto è conveniente sfruttare un dominio scaduto?

C’è da tener presente che per fare di questo il proprio business e ottenere un degno profitto bisogna investire un numero di ore considerevole. Prima di tutto leggendo e partecipando ai vari forum/blog di settore (a partire da Namepros.com e DNForum.com) e cercando di capire cosa ha valore e cosa non ha valore. Poi imparando come si costruiscono le relazioni con i vari domainer, broker, ecc. Tutte cose comunque estremamente lunghe e complicate, ma assolutamente possibili da realizzare.

Inoltre lato link building, gli ultimi sviluppi della SEO rendono assolutamente controproducente e penalizzante acquisire domini e costruire siti di scarsa qualità a livello di template e contenuti. Se si intende effettuare operazioni di questo tipo è necessario comprendere l’importanza di curare i siti stessi, in quanto Google non intende più premiare link provenienti da siti non autorevoli in termini di contenuti prodotti e presenza sui principali social network.

Infine è opportuno tenere in considerazione che quando un dominio .it entra, poco prima di scadere, nella propria fase terminale di vita, i suoi dns vengono disattivati di default. La giustificazione di questa pratica, a quanto pare, è quella di segnalare al proprietario di un sito, che forse non si è accorto che il proprio dominio sta scadendo, che “c’è qualcosa che non va”, portandolo a fare una verifica prima che il dominio scada definitivamente. E tale disattivazione porta, come prima conseguenza, alla perdita del pagerank.

Tra l’altro a volte i valori di ranking che si trovano sui siti di aste non corrispondono ai dati reali. Molti dei domini scaduti perdono infatti gran parte del loro profilo di link e dunque diventa molto difficile distinguere tra i fake domains e quelli che possono essere sfruttati realmente.

Ultima cosa da non sottovalutare è la presenza o meno del dominio nelle directory di DMOZ (la directory più autorevole del web, in pochi ci riescono ad entrare), e il CPC (costo per click) stimato per le parole chiave inserite nel nome stesso (questo è utile per chi decide di acquistare un dominio indicizzato per metterci sopra il proprio sito).

Broken Link Building

Ma come sfruttare in ambito SEO questi domini per il posizionamento di un sito web? Una tecnica SEO di deep linking, legata cioè al fenomeno di cui parliamo, è la cosiddetta broken link building, il fatto cioè di sfruttare collegamenti interrotti di altri siti, individuandoli e sostituendoli. Per far ciò occorre:

  • trovare buone pagine di risorse, cercando di capire quali link hanno un buon valore SEO (utilizzando ad es. un plugin che mostri il valore di PageRank di un sito)
  • scansionarle per rilevare link interrotti (anche in questo caso si può utilizzare un plugin del proprio browser)
  • controllare i link rilevati e controllare se ne esiste qualcuno che si può adattare per i tuoi contenuti
  • contattare i titolari di questi siti, avvertirli dei link interrotti (404) e offrirgli la soluzione di sostituirlo con un link ai tuoi contenuti

Anche in questo caso occorre ovviamente selezionare solo contenuto di qualità e avere una buona capacità di acquisire e gestire relazioni sociali.

Ma nonostante questo porti a considerare questa tecnica SEO residuale e di ottima portata solo se legata a una strategia di contenuti, c’è da tenere in considerazione che questo fenomeno cresce esponenzialmente di anno in anno (sondaggio presentato da Moz.com sulle tecniche di link building più utilizzate nel 2014, il broken link building salta al terzo posto, mentre nel 2013 non era neanche menzionato tra i primi cinque). Questo perché i proprietari e i webmaster di siti web con link interrotti sono incentivati a colmare le loro lacune (Google assegna un punteggio di qualità basso ai siti che contengono collegamenti interrotti), quindi chi propone a loro di sostituire il link interrotto con un nuovo link funzionante e con contenuti pertinenti e di qualità, non potrà che essere ben accetto.

Per ricapitolare il tutto, queste le regole principali del link building spiegate da Moz:

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Silvia Resta
Giornalista pubblicista e social media manager. Piacevolmente aggrovigliata nella rete globale sin dalla tenera età, credo nel potere dell’informazione e dei social, pur essendo probabilmente l’unica al mondo ad avere la stessa foto profilo su Facebook dal 2008.
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