Facebook e Instagram rischiano di chiudere in Europa

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Blocco Facebook E Instagram In Europa

Siamo arrivati a quello che potrebbe presto diventare la resa dei conti per Meta con la questione privacy dei dati. La bozza di decisione preliminare preparata dalla Commissione Irlandese per la protezione dei dati sembrerebbe dirigersi verso una chiara limitazione del trasferimento dei dati personali per i social network appartenenti alla famiglia Meta.

La bozza fa seguito all’altro grande scossone avvenuto in settimana nei confronti di Tik Tok. Anche il social cinese è ormai sotto la lente del Garante, questa volta si tratta del Garante della privacy e la decisione riguarda la sospensione all’uso del legittimo interesse da parte di Tik Tok come base giuridica per la pubblicità “personalizzata” per le persone maggiori di 18 anni, cioè fondata sulla profilazione dei comportamenti tenuti nella navigazione sulla piattaforma.

L’indagine del Garante che rischia di far chiudere Instagram e Facebook in Europa 

La bozza trapelata nei giorni scorsi mette a nudo una questione scottante: il trasferimento dei dati personali dall’UE agli Stati Uniti. La questione non è nuova e trae origine dalla famosa sentenza Schrems II del 2020 e dalle conseguenti indagini avviate dall’Autorità Garante irlandese nel rispetto del Data Protection Act irlandese.

Al centro dell’indagine c’era una questione all’apparenza molto semplice: appurare se i trasferimenti di dati da parte di Meta dall’UE agli Stati Uniti fossero legittimi o meno.

L’impatto che avrà la decisione del Garante su Facebook

Cosa vuol dire in termini pratici l’indagine della Commissione irlandese e cosa succederà dopo che si sarà pronunciata?

L’obiettivo dell’Autorità Irlandese e di tutte le altre autorità europee, e a sua volta anche della Corte di Giustizia Europea, sarebbe quello di bloccare il trasferimento dei dati illegittimo da UE a USA.  

Se questa decisione dovesse essere approvata dalla Corte di Giustizia Europea ciò avrebbe, come effetto immediato, una probabile interruzione dei servizi di Meta (e quindi Facebook e Instagram in particolare) in tutta l’Unione Europea.

Ciò avverrebbe in virtù del fatto che sarebbe pressoché impossibile, per Meta, cambiare drasticamente e in poco tempo le sue infrastrutture per renderle a norma.

Data Privacy GDPR

Anche se al momento si tratta solo di una bozza, possiamo dedurre che, nel momento dell’uscita del testo integrale, la decisione del Garante Irlandese intimerebbe a Meta di bloccare qualsiasi esportazione di dati verso gli USA già a partire da questa estate.  

Meta (ma non solo!) ha finora camminato sul filo del rasoio grazie allo stratagemma delle clausole contrattuali che ha permesso alle Big Tech di guadagnare tempo e non far fronte al repentino cambio di infrastrutture.

La posizione di Meta: Instagram e Facebook rischiano il blocco in Europa?

Meta è un gigante dormiente o sta effettivamente correndo ai ripari?

Inutile dirlo, il mercato europeo rappresenta per Meta una fetta irrinunciabile e difficilmente resterà a guardare. 

Ad oggi però Facebook è stato chiaro: qualora il Garante irlandese e i garanti europei dovesse sentenziare il blocco del trasferimento dati allora le valigie sarebbero assicurate, “costringendo” di fatto Meta ad abbandonare il mercato europeo. 

Già lo scorso marzo, Meta aveva tuonato contro le autorità sia americane che europee dichiarando che:

“se verrà adottato un nuovo quadro per il trasferimento di dati transatlantico e non saremo in grado di continuare a fare affidamento sugli SCC o fare affidamento su altri mezzi alternativi di trasferimento di dati dall’Europa agli Stati Uniti, probabilmente non saremo in grado di offrire alcuni dei nostri più significativi prodotti e servizi, tra cui Facebook e Instagram, in Europa”.

Oggi Meta sembrerebbe aver chiarito ancora una volta le responsabilità politiche di USA e UE sulla faccenda dichiarando tramite un suo portavoce che “questa bozza di decisione, che è soggetta a revisione da parte delle autorità europee per la protezione dei dati, si riferisce a un conflitto tra le leggi dell’UE e degli Stati Uniti che è in fase di risoluzione. Accogliamo con favore l’accordo UE-USA per un nuovo quadro giuridico che consentirà il continuo trasferimento di dati oltre i confini e prevediamo che questo quadro ci consentirà di mantenere collegate famiglie, comunità ed economie”.

Ed è proprio l’accordo politico tanto paventato da Meta la chiave di tutto questo groviglio complicato. L’intesa da parte di Joe Biden e della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen sembrerebbe, ad oggi, l’unica via in grado di non stravolgere completamente il panorama Big Tech europeo.

Meta diventerà illegale in Europa?

Sì, Meta potrebbe diventare presto illegale. Ma non solo Meta, con lui finirebbero per scivolare nel vortice quasi tutti i giganti del tech. 

L’unico spiraglio che si intravede all’orizzonte è il famoso raggiungimento di una prima intesa nel marzo di quest’anno da parte del Presidente USA Joe Biden e della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen. 
Tuttavia, a questo accordo preliminare, ad oggi, non ha ancora fatto seguito nessuno sviluppo rilevante e l’accordo sembra davvero molto lontano.

Blocco Facebook in Europa

A farci stare, forse, un po’ più tranquilli però c’è anche una lunga serie di decisioni prese dal Garante irlandese che non hanno trovato spesso conferma a livello europeo da parte degli altri Garanti. Qualora si dovesse confermare questo trend la decisione finale ricadrebbe su una votazione in base a quanto previsto dall’articolo 65 del GDPR.

Inoltre, dalla bozza del Garante irlandese non trapelano certezze su una multa a valenza retroattiva ma solo su un blocco effettivo del trasferimento dei dati futuri, dettaglio che metterebbe Meta in una posizione di attesa di moda da guadagnare tempo in vista di sviluppi futuri più rosei.

Una cosa è però certa: il futuro del marketing, in Europa, sarà delineato dalla protezione dei dati e dalla tutela della privacy in maniera sempre più massiccia, costringendo gli addetti ai lavori e le aziende a ripensare alla loro attuale infrastruttura di tracciamento dati. 

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Marco Zucca
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